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MAROTTA SARETTA

ANNI DELLA PAZIENZA. BEA, L'ECUMENISMO E IL SANT'UFFIZIO DI PIO XII (GLI)

Listino: € 52,00



Disponibilità immediata


Editore IL MULINO
Edizione
Settore / argomento CHIESA CONTEMPORANEA
Collana IST. PER LE SCIENZE RELIGIOSE-BOLOGNA
Numero Collana 0
Data Pubblicazione 5-2020
Prezzo di Listino 52
Situazione In commercio
Pagine 620
Stato del Libro alle 12:20 del 18-09-2020 il titolo è disponibile in libreria
...ed ora? (click per saperlo)
Ean 978881528041
Altre Informazioni N. vol. 1;
Peso 890;
<Language>Lingua del testo; ita</> <PagesArabic>768</> <PagesArabic>620</> ;

Quando, nel giugno 1960, Giovanni XXIII nominò il cardinale Augustin Bea a capo del Segretariato per l'unità dei cristiani, molti, come il domenicano Yves Congar, restarono sbalorditi da quella che ritenevano una singolare scelta. Cosa aveva a che fare un porporato settantanovenne, esegeta conservatore tra i più fidati collaboratori di Pio XII e suo confessore personale, con la primavera ecumenica che dal Vaticano II, e proprio da quel Segretariato, ci si attendeva? Eppure il gesuita tedesco si sarebbe in breve tempo rivelato uno dei protagonisti più autorevoli del rinnovamento conciliare e tra gli interpreti più fedeli dell'eredità roncalliana. Cosa si cela dunque dietro quella che agli occhi di molti apparve come un'improvvisa conversione? Proprio tale interrogativo, che la storiografia ha indicato come "l'enigma Bea", è al centro dell'indagine del volume, che, sulla base della documentazione degli archivi privati (tra cui l'inedito carteggio con il vescovo di Paderborn Lorenz Jaeger pubblicato integralmente in appendice), ricostruisce l'attività del gesuita nel decennio precedente al concilio, quando, dal 1949, era consultore del Sant'Uffizio. Quello che emerge è un originale profilo del futuro cardinale, divenuto progressivamente avvocato e intercessore dell'ecumenismo cattolico, in particolare tedesco, durante l'ultimo periodo del pontificato pacelliano. Fu proprio in quegli "anni di pazienza" che Augustin Bea maturò gradualmente le competenze e i contatti in ambito ecumenico che nel 1960 lo avrebbero reso tra i più stimati collaboratori di Giovanni XXIII e paladino di quell'ecumenismo destinato a rivoluzionare la chiesa cattolica durante il Vaticano II.

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